Showing posts with label election day. Show all posts
Showing posts with label election day. Show all posts

Tuesday, April 13, 2010

L'INGHILTERRA SI PREPARA ALLA SVOLTA

'Meno Stato, piu' potere alle persone'. Il leader dei Conservatori David Cameron ha presentato alla Gran Bretagna il manifesto elettorale. Cameron, fedele all'idea di 'societa' forte' contrapposta a quella di 'governo attivo' dei laburisti, ha proposto ai britannici un cambio di mentalita'. Punti cruciali del programma sono: referendum popolare su ogni singolo passaggio di poteri da Londra a Bruxelles, l'impegno a non entrare mai nell'euro, il congelamento delle imposte locali per 2 anni.


David Cameron è stato eletto Leader dando voce al bisogno di un ricambio generazionale tra i Conservatori più per il suo stile personale ottimista e informale piuttosto che per la sua provenienza sociale. In seguito a tre sconfitte elettorali consecutive (1997, 2001, 2005) subite ad opera del Partito Laburista di Tony Blair, il Partito Conservatore si è trovato sotto crescenti richieste di rinnovamento interno.«Il mondo sta cambiando... e noi con esso», ha scritto Davide Cameron sul quotidiano Daily Telegraph. Mentre in un' intervista al Sunday Times ha definito Gordon Brown, il suo probabile avversario alle prossime elezioni, «una creatura del passato». «E' un momento eccitante per essere conservatori», ha assicurato Cameron nel suo messaggio di fine anno. Il leader dei Tories ha citato Gandhi come fonte di ispirazione e promettere politiche che «aiutino i meno avvantaggiati nella società, non i ricchi». Sul Mail on Sunday ha annunciato «un anno di trasformazione» per i conservatori, per condurli verso la sua visione di un «moderno, compassionevole partito conservatore». E ha spiegato che le prossime elezioni vedranno sulla scena una nuova generazione di elettori nati dopo l' era Thatcher: per questo motivo lui non vuole rimanere «prigioniero di un passato ideologico».
Il Partito Conservatore e Unionista (en.:Conservative and Unionist Party) è il principale partito di centro-destra britannico; è meglio noto semplicemente come Partito Conservatore o Tory.
È stato partito di governo ininterrottamente dal 1979 al 1997 ed ha conquistato tre mandati con la presidenza di Margaret Thatcher, storica leader conservatrice e neo-liberista.


Elezioni
Nel Regno Unito si vota con il sistema maggioritario. Ogni candidato ha quindi un collegio di riferimento dove si sfida con i propri avversari, vince il collegio chi ha piu voti. Gli analisti inglesi, vista la complessità della ripartizione territoriale dei collegi, azzardano una vittoria “politica” dei Conservatori, in testa in tutti i sondaggi, che però potrebbe non tramutarsi in una maggioranza numerica in Parlamento. Al momento ai Tory mancherebbero circa 20 seggi per raggiungere la maggioranza assoluta alla Camera dei Comuni. L’incertezza è dovuta alla presenza, oltre a Laburisti e Conservatori, di un terzo partito, i Liberaldemocratici, che raggiunge anche il 20% dei consensi e che quindi potrebbe incunearsi tra le due principali forze politiche

http://www.conservatives.com/

Wednesday, November 5, 2008

OBAMA: PRESIDENTE


Barack Obama è il nuovo presidente degli Usa. Il primo afroamericano alla casa bianca, a mezzanotte (le sei del mattino in Italia) ha conquistato la presidenza degli Stati Uniti. A quell’ora aveva già vinto nei “battleground states” in bilico tra democratici e repubblicani. Gli stati che hanno permesso al candidato democratico di raggiungere (e superare) i fatidici 270 “voti elettorali” necessari all’incoronazione.I seggi si erano aperti ieri mattina all’alba. L’affluenza è stata molto alta, tra le più alte degli ultimi decenni. File lunghissime di gente paziente e disposta a sopportare operazioni di voto piuttosto macchinose. Più di 130 milioni di americani hanno partecipato alla “elezione del secolo”: tre generazioni di afroamericani e tanti giovani affascinati dal carisma di Obama. I dati più concreti sulla vittoria di Obama, un misto di exit poll e voti scrutinati, in Italia arrivano tra le 3.00 e le 4.00 del mattino (ora italiana). Dopo qualche incertezza Obama vince in due stati chiave: la Pennsylvania e l’Ohio. Con i suoi pesantissimi 21 elettori, la Pennsylvania è lo stato dove i repubblicani avevano investito tutte le loro speranze e le ultime risorse. Di lì a poco le agenzie iniziano a battere la notizia che Obama ha vinto le elezioni. La consacrazione non arriva dalla vittoria in Florida - che viene conquistata dopo uno snervante "too close to call" - ma dagli stati del West e della Costa Occidentale. Per qualche ora John McCain ha creduto ancora di essere l’uomo delle sfide impossibili. Avrebbe voluto sorprendere conquistando tutti gli stati in bilico. Ma era una missione impossibile.Non dimenticheremo John McCain, la sua esperienza, quello che ha visto e vissuto in Vietnam. E sarebbe opportuno che anche Obama, più carismatico, ma anche più giovane e inesperto, non dimenticasse la lezione di Mac.
In entrmbi i casi sarebbe stato comunque un risultato storico: il primo presidente degli Stati Uniti nero e il primo vicepresidente cattolico; nell’altro caso avremmo avuto il primo vicepresidente donna e il secondo presidente a essere stato prigioniero di guerra dai tempi di Andrew Jackson. In termini di Grandi Elettori, in particolare, è finita con 338 per Obama contro 158 per McCain. È più di quanto George W. Bush abbia mai ottenuto, dal momento che vinse 271-266 nel 2000 e 286-252 nel 2004. Ma Clinton aveva ottenuto 370 nel 1992 e 379 nel 1996 Reagan aveva veleggiato su 489 nel 1980 e 525 nel 1984, e bisogna tornare addirittura a Jimmy Carter per avere un presidente democratico con una vittoria meno netta: 297 a 240. Come percentuale è andata 51,7 a 47,1: più o meno quanto aveva avuto George W. Bush nel 2004, e con un vantaggio sensibilmente minore a quello indicato dalla gran parte dei sondaggi. Insomma, se non gli fosse capitata la crisi dei subprime o se avesse avuto più tempo per recuperare, probabilmente McCain ce l’avrebbe fatta. Minima anche l’avanzata democratica in termini di governatori, dei quali peraltro se ne rinnovavano solo 11 su 50: da 28 a 22 per i democratici si dovrebbe passare a 29-21. Mentre più importanti sono i guadagni al Congresso, che permetteranno a Obama di governare con una certa scioltezza. Alla Camera si passa infatti da 233 democratici contro 202 repubblicani ad almeno 245 a 162: 28 seggi ancora da decidere Al Senato da 49 democratici contro 49 repubblicani e due indipendenti si passa a 54 democratici contro 40 repubblicani. La vittoria del senatore dell’Illinois, d’altro canto, è figlia innanzitutto di due fattori indipendenti dalla volontà e dalle capacità dei due candidati: l’impopolarità del presidente uscente (il suo “job approval” non ha mai superato il 30 per cento in questo anno elettorale) e la crisi economica-finanziaria (la vera “sorpresa” che ha messo KO le speranze del ticket repubblicano). Nessun candidato nella storia americana ha potuto contare su una mole di fondi elettorali come quella di cui ha usufruito il candidato democratico: oltre 600 milioni di dollari. Grazie alle sue risorse pressoché illimitate ha contrattaccato su tutti i fronti: da Internet (usato sapientemente) alla tv (inondata di spot) al porta a porta (grazie ad un esercito di giovani obamiani). Così, ha potuto conquistare anche territori repubblicani: Ohio, Virginia e Florida sono lì a dimostrarlo. Il nuovo presidente degli Stati Uniti ha potuto contare su una macchina che ha girato subito a pieno ritmo e che non si è mai inceppata, a differenza di quanto successo prima ad Hillary Clinton e dopo a John McCain. Questa volta, più di ogni altra cosa, gli americani volevano voltare pagina. Obama ha intercettato prima di tutti questa propensione al cambiamento e l’ha cavalcata al meglio colore della pelle, la storia personale, la sua oratoria (questa sì straordinaria) rappresentano un’alchimia di innegabile fascino che ha colto nel segno.

Thursday, October 30, 2008

ELEZIONI USA: "EFFETTO BRADLEY"

Alcuni sondaggi danno Obama già alla Casa Bianca: se si votasse oggi avrebbe almeno 277 grandi elettori e potrebbe raggiungere addirittura quota 350, come Bill Clinton. Ma anche quattro anni fa di questi tempi Kerry sembrava sicuro della vittoria e poi perse. La gara per le presidenziali non è chiusa. Nella comunità nera si teme l’«effetto Bradley», dal nome del sindaco di Los Angeles che nel 1982 perse le elezioni a governatore della California, nonostante fosse in testa, in buona parte per le resistenze degli elettori a scegliere un nero al momento di votare. Un precedente preoccupante. Fino al giorno dell'elezione Bradley veniva dato largamente favorito nei sondaggi, e invece, il giorno dopo, aveva perso.Il fatto è che Tom Bradley era afroamericano e, evidentemente, un gran numero di elettori avevano mentito agli intervistatori pur di non ammettere che non intendevano votare per un candidato solo perché era nero. Oppure, nel segreto dell'urna, avevano cambiato opinione. Da allora l'effetto Bradley era stato riscontrato in varie altre elezioni. Invariabilmente il candidato preferito, se nero, non veniva eletto o lo era con un margine molto inferiore alle previsioni. Non si trattava di errore statistico o di mancanza di professionalità, ma di manifestazione di non confessato razzismo.Quest'anno si dice le cose potrebbero andare diversamente. Sono passati più di venti anni dalla sconfitta di Tom Bradley e il paese è cambiato. La gente ha potuto vedere all'opera due ministri degli esteri afroamericani (Colin Powell e Condoleezza Rice), un giudice della Corte costituzionale (Clarence Thomas), una trentina di parlamentari nella camera bassa (ma un solo senatore: Obama) e centinaia di giudici, parlamentari statali, uomini d'affari, ecc. Certamente l'America è cambiata. Tuttavia la realtà del razzismo e della discriminazione non è del tutto scomparsa. Certamente c'è ancora a livello economico e sociale. I neri guadagnano di meno dei bianchi. Si drogano di più, commettono più reati e finiscono in carcere con un tasso che, tra i giovani, è di sei volte superiore a quello dei bianchi. Obama è il primo candidato afroamericano (o multirazziale, dal momento che la madre è bianca) a presentarsi come un candidato generale, di tutta la popolazione, bianchi, neri, ispanici, asiatici. Per esserlo ha cambiato profondamente il messaggio tradizionale dell'establishment politico nero. Non ha più parlato di rivendicazioni del suo gruppo etnico, ma di ricomposizione di tutti i gruppi, senza allo stesso tempo chiudere gli occhi di fronte alla realtà della discriminazione che oggi colpisce soprattutto i neri, che non a caso sono anche i più poveri. Intanto gli strateghi elettorali hanno quantificato l'effetto Bradley: varrebbe intorno al sette per cento, voto più voto meno.




Thomas J. "Tom" Bradley è nato il 29 dicembre 1917 ,è morto il 29 settembre 1998. E' stato sindaco di Los Angeles, California, dal 1973 al 1993. Fu il primo e finora unico afro americano sindaco di Los Angeles. Ha ricoperto per 20 anni la carica di sindaco ,il più lungo mandato da sindaco nella storia della città. La sua elezione nel 1973 ha fatto di lui solo il secondo sindaco afroamericano di una grande Città. Il primo è stato Carl Stokes eletto Cleveland, Ohio, nel 1967.
Bradley ha invano tentato di farsi eleggere alla carica di governatore della California nel 1982 e nel 1986 ed è stato sconfitto ogni volta dal repubblicano George Deukmejian.

Thursday, October 23, 2008

JOHN SIDNEY MCCAIN III



John Sidney McCain III nasce il giorno 29 agosto 1936 a Coco Solo, nella zona del Canale di Panama controllata degli Stati Uniti. Sia il nonno che il padre, John S. McCain Jr., vantavano una brillante carriera di ammiragli della Marina statunitense. Il nonno, John S. McCain Sr., era comandante dell'aviazione navale durante la battaglia di Okinawa nel 1945, mentre il padre era al comando delle forze armate durante la guerra del Vietnam. John frequenta la scuola episcopale fino al 1954, poi entra all'Accademia navale di Annapolis. Consegue la laurea nel 1958; curioso come la sua bassa classificazione (895° su un totale di 900 allievi) seguisse le orme del padre del, anche loro non proprio eccellenti nei rispettivi corsi di studio. Terminata l'accademia navale viene trasferito alla base aerea di Pensacola (Florida), dove inizia il proprio addestramento di pilota navale. Nonostante un incidente che vede il suo aereo cadere nella baia Corpus Christi, ottiene il brevetto per entrare nell'aviazione. Nel 1965 John McCain sposa Carol Shepp, modella di Philadelphia, dalla quale adotta due figli (avuti dal precedente matrimonio), ha una figlia (nel 1966) e da cui si separerà nel 1980. Durante la guerra in Vietnam il suo aereo viene abbattuto.
E' il 26 ottobre 1967. McCain viene fatto prigioniero: detenuto per oltre cinque anni, torna in patria divenendo famoso a livello nazionale. Nel 1980 sposa Cindy Hensley (dalla quale avrà quattro figli) e con lei si trasferisce a Phoenix, nello stato dell'Arizona. Dopo ventidue anni di carriera militare si dedica alla politica, ai cui meccanismi viene introdotto nel 1977, come rappresentante della Marina militare al senato. Nel 1982 viene eletto al Congresso dove sostiene l'amministrazione Reagan. Si candida poi per il senato per lo stato dell'Arizona e viene eletto nel 1986. Nel 1999 pubblica il libro "Faith of My Fathers" che racconta la storia militare della sua famiglia e che include le proprie tragiche esperienze. Repubblicano, forte conservatore, nel 2000 decide di mettersi in corsa per la presidenza. Viene però sconfitto da George W. Bush. Torna in corsa per le elezioni del 2008; sebbene sia conservatore, agli occhi dell'opinione pubblica mostra una considerevole indipendenza: non è raro che i suoi voti si discostino dalle linee di partito.(biografieonline)




il programmo di McCain é chiaro:

IRAQ: Le truppe statunitensi dovrebbero garantire la sicurezza nel paese fino al raggiungimento di standard operativi minimi da parte delle forze di polizia irachene. Secondo McCain infatti un affrettato ritiro dell’esercito statunitense di stanza nel paese porterebbe l’Iraq alla guerra civile e rinforzerebbe le posizioni dei terroristi di Al-Qaeda nella regione. Dovrebbe poi accompagnarsi un aumento della pressione politico-diplomatica su Siria ed Iran, in modo da indurre i due paesi a ritirare il proprio sostegno alle formazioni terroristiche che operano in Iraq. SICUREZZA: McCain ha sempre dichiarato che il solo modo di proteggere gli Stati Uniti e garantire la sicurezza nazionale è dotare il paese di un solido apparato militare. Per questo propone l’ampliamento e l’ammodernamento delle Forze Armate con i più avanzati sistemi tecnologici così da garantire la diversificazione delle armi in dotazione e la capacità di rispondere alle differenti sfide in materia di sicurezza nazionale. Sviluppo e diffusione di sistemi missilistici in grado di proteggere gli Stati Uniti da eventuali attacchi da parte degli Stati Canaglia. IMMIGRAZIONE: Per la sicurezza della frontiera che divide gli Stati Uniti ed il Messico è uno degli elementi essenziali per garantire la sicurezza nazionale statunitense. Gli immigrati dovrebbero studiare l’inglese, la storia americana e l’educazione civica così da potersi integrare nel migliore dei modi nel tessuto sociale del paese. Il Senatore dell’Arizona è stato uno dei promotori di un progetto di legge volto a favorire la creazione di un database elettronico per la verifica dell’occupazione degli immigrati, così da poter garantire ad eventuali datori di lavoro la possibilità di conoscere lo status legale dei lavoratori che intendono assumere. AMBIENTE: Autore principale di una proposta di legge al Senato per ridurre le emissioni di biossido di carbonio del 65% entro il 2050 John McCain ha più volte dichiarato che la garanzia di aria pulita, acqua sana ed uso sostenibile del territorio statunitense fanno parte della responsabilità patriottica di ogni cittadino. Per raggiungere questi obiettivi McCain limiterebbe le emissioni di biossido di carbonio, sfruttando lo sviluppo di energie alternative come quella nucleare in modo da ridurre al contempo la dipendenza dalle forniture energetiche estere. RELAZIONI INTERNAZIONALI: McCain è sempre stato un sostenitore della promozione della democrazia in Africa e in Medio Oriente. Si sono registrate sue dichiarazioni contro le posizioni del regime di Mosca in campo internazionale e a favore delle recenti dimissioni del leader cubano Fidel Castro, prove incontrovertibili del suo scetticismo nei confronti degli avversari storici degli Stati Uniti. EDUCAZIONE: sostiene che le scuole possano e debbano competere affinchè vengano riconosciute ricompense ai migliori insegnanti e studenti. Il Senatore dell’Arizona ritiene inoltre che gli studenti dovrebbero avere la possibilità di ricevere la migliore formazione frequentando le scuole pubbliche e che il sostegno federale dovrebbe poter fornire ai genitori la possibilità di spostare i propri figli in modo da poter superare la mancanza di scuole. ECONOMIA: Il programma economico presentato da McCain prevede un abbassamento delle tasse per le famiglie più laboriose e l' impegno affinchè le famiglie della classe media statunitense possano risparmiare almeno 2700 dollari all’anno. Punti fondamentali del programma di riduzione della spesa sono l'eliminazione degli sprechi nelle spese del Governo Federale e la chiusura dei programmi governativi che non danno risultati soddisfacenti. McCain vorrebbe inoltre favorire i crediti d'imposta per la ricerca e lo sviluppo in modo da incoraggiare le imprese all’innovazione. SANITA': Il programma di McCain per la Sanità prevede 2500 dollari di aiuto in crediti d’imposta per le persone fisiche e 5000 dollari in crediti d’imposta per le famiglie i cui componenti non ricevono l’assicurazione contro la malattia attraverso il contratto firmato con il proprio datore di lavoro, in modo da rendere l’assicurazione sanitaria più accessibile. Il Senatore dell’Arizona ha inoltre dichiarato che proporrà una legge per consentire ai lavoratori di mantenere la propria assicurazione per la malattia anche durante il passaggio o lo spostamento della sede lavorativa in altro Stati. I costi dell’assistenza sanitaria dovrebbero essere abbassati in modo da incoraggiare una maggiore concorrenza tra i fornitori. COMMERCIO: è un sostenitore del North American Free Trade Agreement (NAFTA) e ha sostenuto inoltre l’accordo di libero scambio tra gli Stati Uniti, la Repubblica Dominicana e l’ America Centrale (DR-CAFTA). Favorevole agli accordi di libero scambio con l'Oman, Singapore, Cile e le Nazioni Andine MCCain ha votato a favore della normalizzazione del commercio con il Vietnam e la Cina ed è un sostenitore dell’ espansione del commercio con i paesi in via di sviluppo. Il miglioramento della formazione e dei programmi di istruzione sui posti di lavoro potrebbero essere una delle soluzioni alla crisi occupazionale dovuta al decentramento di unità produttive al di fuori del territorio statunitense. Una migliore preparazione dei lavoratori potrebbe inoltre favorire le compagnie, portandole a trarre vantaggio degli scambi commerciali e dall’innovazione dovuta allo sviluppo e alla ricerca. http://www.johnmccain.com/ http://www.rnc.org/

Wednesday, October 22, 2008

U.S.A. : election day sempre più vicino. Perchè tra McCain e Obama non c'è granchè di differenza, anzi ...

Obama è uno dei più chiacchierati candidati a presidente degli Stati Uniti d'America da sempre: il suo appeal è cresciuto tremendamente nel corso degli ultimi anni per una serie di logiche interne al sistema politico e mediatico statunitense e mondiale che dà merito a chi riesce a ritagliarsi uno spazio con autorevolezza e simpatia.

Oggi, però, Barack Obama (http://www.barackobama.com ) non è solo quel "fenomeno da baraccone" stile Grillo, Travaglio o Di Pietro, che inferocisce le piazze in modo populista e qualunquista, come potrebbe benissimo fare un "Ronaldinho" qualsiasi. Obama è cosa seria: lanciatissimo per la conquista della casa bianca, è dato in netto vantaggio sul rivale repubblicano McCain da tutti i sondaggi, ed ha ottenuto l'appoggio di alcuni elementi politici di spicco dell'ala repubblicana, come Colin Powell, Chuck Hagel, Robert Gates, Tom Daschle, Lawrence Summers.

Obama sta conducendo una campagna elettorale seria, dignitosa, distinta e abbastanza moderata per quelli che sono gli stili e i toni prelettorali d'oltreoceano.

Ispirato da un modello simile a quello di Abraham Lincoln, sta portando avanti idee e scelte bipartisan tanto che nell'eventuale toto-ministri si inseriscono numerosi repubblicani.

La gravità della crisi economica che colpisce gli Stati Uniti e soprattutto le difficoltà politiche sugli esteri e il calo della considerazione dell'immagine "stelle e striscie" dopo l'attentato devastante dell'11 settembre 2001, impongono un serrato confronto e degli accordi precisi per gli interessi del Paese che è e rimane la più grande superpotenza mondiale.

E sul fronte repubblicano, che dire di John McCain? 72enne come il "nostro" Berlusconi, senatore dell'Arizona in carica, di religione battista, sposato divorziato e poi risposato, con un'importante carriera militare alle spalle, McCain ha ricoperto quel vuoto che all'interno del partito Repubblicano ha seguito la figura di spicco di George Walker Bush, il presidente che insieme a Franklin Delano Roosevelt passerà alla storia come quello che ha dovuto amministrare gli Stati Uniti nei periodi più difficili della storia, a causa dell'attacco alle twin towers e della crisi economica degli ultimi anni.

McCain non dice niente di nuovo: non trasmette la forza, l'entusiasmo, la convinzione di sè proprie di G.W. Bush, non esprime nei propri discorsi altro se non una tremenda paura di perdere.

E qualora arrivasse una sconfitta, è una sconfitta del partito Repubblicano statunitense ma non certo della destra, o almeno della destra per come la intendiamo noi Europei.
Le elezioni Americane viste dall'Europa sono da leggere tra le righe: a partire dal sistema partitico, politico ed elettorale, fino a finire con i meccanismi delle primarie e le candidature per la presidenza.

Le elezioni negli State's sono una festa della democrazia, e sono il confronto tra due soli partiti-contenitori di idee e rappresentanze come il partito repubblicano e il partito democratico che non hanno mai avuto a che fare quelle ideologie derivanti dal marxismo (socialismo e comunismo) di cui l'Europa è intrisa fino all'osso.

Repubblicani e democratici sono entrambi schieramenti ben più a destra di gran parte della destra Europea come principi, valori, riferimenti etici e morali, ideologie.

Gli Stati Uniti d'America sono il Paese multiculturale in cui l'integrazione è una realtà e la "tolleranza" cui spesso facciamo riferimento in Europa come fosse l'eldorado, non è mai stata presa in considerazione per il principio stesso che uno non deve "tollerare" l'altro perchè diverso, ma rispettarlo in quanto tale.

Statunitensi non si nasce, si diventa. Un newyorkese che non sente nel cuore la democrazia e la libertà, gli ideali che compongono l'animo degli U.S.A., non sarà mai un vero statunitense. Così come qualsiasi persona del mondo, nata in qualsiasi Paese, se si rifà a quel tipo di ideali può sentirsi (e diventare) statunitense.

Obama non ha nulla a che vedere con sinistra europea e Italiana: è simbolo dell'integrazione razziale che negli U.S.A. è realtà, e una sua eventuale elezione a presidente confermerebbe quanto in America sono progrediti dal punto di vista civile e sociale rispetto a quello che è, in tutti i sensi, il "vecchio continente".

E che nessuno ci venga a dire, cari comunisti, socialisti o antiamericani, se vincerà Obama che avete trionfato e che noi abbiamo perso.

Noi tifiamo per lui. Perchè un suo trionfo sarebbe uno schiaffo in faccia a chi continua a dire che negli U.S.A. non esiste libertà ma solo razzismo. Sarebbe una batosta pesante per chi continua a pensare che in america nulla funziona.

Tifiamo per lui perchè è un americano anche lui. Simbolo del "melting-pot" che ha fatto e fa ancora oggi degli U.S.A. la più grande democrazia della storia del pianeta.

Poi magari non sarà un grandissimo presidente, non sarà Thomas Woodrow Wilson o Ronald Wilson Reagan (i più apprezzati presidenti degli U.S.A., che però vissero fasi storiche ben differenti rispetto a quella attuale): ma già il fatto di diventarlo non potrà che essere un ulteriore successo per la democrazia e la libertà made in U.S.A.

Peppe Caridi - http://peppecaridi2.wordpress.com/