Showing posts with label sinistra nel mondo. Show all posts
Showing posts with label sinistra nel mondo. Show all posts

Wednesday, April 22, 2009

ELEZIONI IN SUDAFRICA

Si aprono oggi in Sudafrica le elezioni presidenziali: ventitré milioni di persone andranno alle urne per eleggere un nuovo parlamento, che a sua volta nominerà il presidente della Repubblica. Favorito il leader dell’Anc, Jacob Zuma. Gli ultimi sondaggi danno all’Anc oltre il 60% delle preferenze. si vota per eleggere il quarto presidente del Sudafrica senza più apartheid. L'African National Congress, il partito di Nelson Mandela che ha dominato la scena politica di questi anni, accusa i primi cedimenti. l'Anc ha portato avanti il suo progetto di democratizzazione. Ma non è riuscito ad abbattere quelle differenze razziali, e sociali, che continuano a esistere. Il livello di violenza è sempre alto, l'Aids ha contagiato più della metà della popolazione. La disoccupazione ha raggiunto il 40 per cento. Nonostante il pil resti arroccato ad oltre il 7 per cento. Le vite restano separate, con quartieri ben distinti, dove solo da pochi anni iniziano a mischiarsi bianchi e neri, uniti da un comune benessere piuttosto che da stesse culture e tradizioni. I sudafricani chiedono un rinnovamento. Guardano altrove, ai partiti, come la Democratic Alliance di Helen Zille, sindaco bianco di Città del Capo, un lungo passato di lotta all'apartheid che scuote le coscienze denunciando le corruttele e il nepotismo imperanti nel partito del Padre della patria. Osservano curiosi la nascita del Cope, Party of the People, costola dissidente dell'Anc che potrebbe erodere percentuali importanti mettendo in discussione la maggioranza assoluta della formazione guidata da Jacob Zuma. Il nuovo presidente dell'African National Congress, leader discusso e amato dal suo popolo, è stato al centro di questa combattiva campagna elettorale. Le accuse di stupro e di corruzione per la compravendita di una partita di armi, da cui è uscito prosciolto, continuano a offuscare la sua immagine. Ma la sua storia di vecchio guerrigliero, con i suoi scontri armati e la sua dura galera a Robben Island, la sua ascesa politica dentro il potente sindacato, sono riusciti a imporlo come candidato favorito.




ANC. Il partito fu fondato l'8 gennaio del 1912 allo scopo di difendere i diritti e le libertà della maggioranza nera della popolazione sudafricana, nome originario del partito, infatti, era "South African Native National Congress".Nel 1944 nacque, ad opera di Nelson Mandela, Walter Sisulu e Oliver Tambo, la Lega giovanile dell'ANC, che assicurò un ricambio generazionale e l'inizio di un forte impegno per la non violenza. Nel 1947 iniziò la collaborazione con la Natal Indian Congress, fondata dal Mahatma Gandhi.
Il ritorno al potere del Partito Nazionale, filo-afrikaner, determinò l'inizio della politica di apartheid. In tutti gli anni '50 ai neri fu impedito di esercitare il diritto di voto e si videro negare i diritti civili e politici. Nel 1952 l'ANC diede vita a boicottaggi e scioperi simili a quelli organizzati dal Mahatma Gandhi in India. Nel 1955, l'ANC aderì al Congresso del Popolo, formato insieme al South African Indian Congress (indiani) e al Congress of Democrats (bianchi). Nel 1960, l'ANC inizò la battaglia conto la Pass Law, una legge che obbligava i neri a portare con sé una tessera da esibire ogni qual volta volessero entrare nei territori riservati ai bianchi, le organizzazioni per i diritti civili furono bandite e l'ANC fu costretta ad operare in clandestinità, avviando anche azioni violente. Sotto la guida di Oliver Tambo, l'ANC, negli anni '70 ed '80, incrementò le azioni di sabotaggio, alcune delle quali provocarono vittime. Si organizzarono basi in Mozambico, Botswana e Swaziland. L'ANC presentò liste comuni con il Partito Comunista Sudafricano e con Congresso di Sindacati del Sudafrica alle prime elezioni a suffragio universale del 1994. L'ANC ottenne il 62,6%, 252 seggi e Mandela fu eletto primo Presidente del Sudafrica. La nuova costituzione, infatti, aveva cambiato il nome alla massima carica dello stato da Presidente dello Stato a Presidente del Sudafrica. Alle elezioni provinciali, svolte in concomitanza con le politiche, l'ANC ottenne sostanzialmente la stessa pecentuale di voti. Nel KwaZulu-Natal, però, non avendo nessun partito conseguito la maggioranza assoluta dei voti, l'ANC si alleò con il Partito Inkata per la Libertà (Inkatha Freedom Party). Tale coalizione si è ripetuta anche nel 1999. Le elezioni nazionali del 1999 videro l'ANC incrementare i propri suffragi (66,4%) e seggi (266). Ciò nonostante l'ANC decise di coalizzarsi con il Nuovo Partito Nazionale (NNP), Dal 2001, l'alleanza con comunisti e sindacati è iniziata a indebolirsi, e l'ANC ha modificato il proprio orientamento politico in direzione più liberale. Alle elezioni del 2004, l'ANC ha ulteriormente migliorato i propri consensi giungendo al 69% dei voti ed a 270 deputati. L'unico partito che sembra resistere all'avanzata dell'ANC è l'Alleanza Democratica (12,4%), mentre il NNP, dopo aver ulteriormente ridotto i suoi voti all'1,6%, ha deciso di sciogliersi.
Negli ultimi anni non sono mancate polemiche e difficoltà. Infatti, nonostante il successo elettorale, le difficoltà con i sindacati (COSATU) sono andate aumentando. A queste si sono aggiunte le accuse di corruzione nei confronti di Jacob Zuma, vice Presidente del Sudafrica, durante la presidenza di Thabo Mbeki (ANC), ed attuale presidente dei deputati dell'ANC.
Nonostante le difficoltà, l'ANC ha confermato, alle elezioni amministrative del 2006, oltre il 66% dei consensi. (wikipedia)

Tuesday, March 17, 2009

GOLPE IN MADAGASCAR

La vita nella capitale Antanarivo continua come sempre, con scuole e negozi aperti, ma la gente è preoccupata che possa scoppiare una guerra civile. L'esercito, che ha scelto oramai l'opposizione, è schierato ad Antananarivo intorno agli edifici occupati, l'ufficio del presidente e la banca centrale. Rajoelina, 34 anni, ex sindaco della capitale, da gennaio cavalca le proteste popolari contro gli aumenti dei prezzi, che hanno fatto oltre cento morti. Il 31 gennaio si è autoproclamato leader del paese e il 7 febbraio ha guidato una marcia sul palazzo presidenziale, respinta a mitragliate, con una trentina di vittime. Nei giorni scorsi ha rifiutato un'offerta del presidente di tenere un referendum per risolvere la crisi e ha chiesto invece alle forze armate di arrestare Ravalomanana.
il presidente del Madagascar, Marc Ravalomanana, si è dimesso e ha consegnato il potere ai militari. Lo ha detto il suo portavoce. Il braccio di ferro è stato così vinto dal capo dell'opposizione, il sindaco della capitale Antananarivo Andry Rajoelina, 34 anni, che è entrato nell'ufficio del presidente nel centro della capitale Antananarivo (occupato lunedì dall'esercito, che oramai lo appoggia) e ha annunciato a una folla festante che otto ministri hanno consegnato le dimissioni nelle sue mani: «La lotta per la democrazia è quasi terminata» ha dichiarato.


Nel 1885, nel contesto della spartizione coloniale dell'Africa, gli inglesi rinunciarono a qualsiasi pretesa nei confronti del Madagascar, lasciando il campo libero ai francesi. Nel 1890 la Francia dichiarò il Madagascar un proprio protettorato. Durante la seconda guerra mondiale, truppe malgasce combatterono in Francia, Siria e Marocco. Quando la Francia cadde in mano ai tedeschi, il Madagascar passò sotto il controllo del governo di Vichy. Nel 1942 l'isola fu invasa dalla Gran Bretagna che la riconsegnò ai "francesi liberi" di de Gaulle l'anno dopo.
Nei primi anni '50 la Francia diede inizio a una serie di riforme che consentirono al Madagascar una transizione verso l'indipendenza. Il 14 ottobre 1958 nacque ufficialmente la Repubblica del Madagascar nel ambito della Communauté Française. Il 26 giugno 1960 finalmente il Madagascar divenne indipendente, con Philibert Tsiranana come primo presidente. Dopo l'abbandono di Tsiranana e un breve periodo di transizione, il potere passò nelle mani di Didier Ratsiraka, che modificò profondamente lo stato e la politica estera malgascia in direzione di un socialismo filo-sovietico. Il partito di Ratsiraka divenne l'unico partito legalmente riconosciuto nel 1977, e la libertà di stampa fu fortemente ridotta. Il regime di Ratsiraka iniziò a vacillare negli anni '80, sotto la pressione di una forte crisi economica e del crescente isolamento internazionale del paese. Ratsiraka modificò gradualmente la propria politica, fino a indire le prime elezioni multi-partitiche nel 1993. Ratsiraka e il suo principale rivale, Albert Zafon, si alternarono alla guida del paese fino al 2001.
Marc Ravalomanana é presidente del Madagascar fino al golpe.
Nel 1999 Ravalomanana divenne sindaco della capitale malgascia, Antananarivo. Alle elezioni del 16 dicembre 2001 fu candidato alla presidenza del paese; l'esito delle votazioni fu controverso, e sia Ravalomanana che il suo avversario (il presidente uscente Didier Ratsiraka) sostennero di aver vinto. La disputa causò alcuni scontri fra i sostenitori dei due candidati: mentre le zone centrali dell'isola vennero occupate da Ravalomanana le coste furono fedeli a Ratsiraka e le strade furono interrotte da posti di blocco, anche l'esercito cominciò a dividersi tra chi era fedele a uno o all'altro candidato. Il 22 febbraio 2002, Ravalomanana si autodichiarò presidente, e la sua posizione fu confermata il 29 aprile dall'Alta Corte Costituzionale. Questo, tuttavia, non pose fine agli scontri nel paese, che si conclusero solo con l'esilio forzato di Ratsiraka, il 5 luglio.

Wednesday, January 21, 2009

LA STORIA AMERICANA ATTRAVERSO I SUOI PROTAGONISTI

Discorso di insediamendo: Barack Obama




Intervista a G.W.Bush




Il più grande di tutti: RONALD REAGAN (tributo)




Wathergate: dimissioni Richard Nixon(lingua originale)




Kennedy a Berlino (scorcio): ich bin ein berliner




Attacco a Pearl Harbor: discorso di Franklin Dealano Roosevelt (lingua originale)

Monday, January 19, 2009

ELEZIONI IN EL SALVADOR

Il Frente Farabundo Martí para la Liberación Nacional (Fmln), la principale forza di opposizione durante la guerra civile a El Salvador tra il 1980 e il 1992, sembra aver vinto le elezioni per il rinnovamento dell’Asamblea Legislativa del paese centroamericano. Lo rivelano i primi dati del Tribunal Supremo Electoral (Tse) in merito alle elezioni che domenica scorsa si sono tenute a El Salvador per eleggere 84 deputati dell’Asamblea Legislativa, i sindaci e i consiglieri comunali di 262 municipi e 20 deputati del Parlamento centroamericano. Secondo i primi dati del Tse su un totale di tre mila 214 voti scrutinati l’Fmnl ha registrato 319 mila 537 voti contro i 298 mila 579 ottenuti dall’Alianza Republicana Nacionalista (Arena), il partito che governa il paese dal 1989. Per quanto riguarda le elezioni municipali i risultati sembrano ribaltarsi. Il Tse infatti, sul 41 per cento dei voti esaminati, dà la vittoria ad Arena, con 35 mila 79 preferenze, seguita dall’Fmnl con 33 mila 376 voti.
Il partito di governo sembra aggiudicarsi la maggioranza anche nelle votazioni municipali. Nello specifico, Norman Quijano, candidato dell’Arena, si è proclamato vincitore nella capitale El Salvador. La città era in mano all’Fmnl dal 1997. Secondo inchieste preliminari dunque, se la coalizione governativa vince alle elezioni locali, l’Fmnl si aggiudicherebbe quelle per il rinnovo dell’Asamblea Legislativa che anticipano le elezioni presidenziali del prossimo 15 marzo, nelle quali l’Fmnl, principale partito di sinistra, aspira a ottenere la maggioranza delle preferenze per sostituire l’Arena, al governo da 20 anni. Alle elezioni di domenica sono stati chiamati al voto 4,2 milioni di salvadoregni. Hanno partecipato circa duemila osservatori nazionali e internazionali. Tra questi in particolare quelli provenienti dall’Organizzazione degli Stati americani (Osa), dall’Unione Europea e da altri organismi indipendenti. Dalla firma degli accordi di pace del 1992, che hanno messo fine alla guerra civile che causò più di 70 mila morti, è la prima volta che elezioni locali, quelle dell’Asamblea Legislativa e le presidenziali sono indette nello stesso anno.





El Salvador è uno stato dell'America centrale, confina con Guatemala e Honduras a nord, con Honduras a est, ed è bagnato dall'oceano Pacifico a sud e ad ovest. A sud est è separato dal Nicaragua dal golfo di Fonseca. È il territorio meno esteso ma anche il più densamente popolato della regione.


Dopo 12 anni di guerra civile, nel 1992 è iniziato il processo di pacificazione e democratizzazione del paese. Nel 1931 il potere fu preso dal generale Maximiliano Hernàndez Martìnez, la cui dittatura si schierò con il le potenze dell'Asse. Tuttavia l'attacco di Pearl Harbour modificò la rotta, ponendo il dittatore vicino agli Stati Uniti. Martìnez all'abbandono della scena, nel 1944. Gli successero il generale Salvador Castneda Castro l'anno dopo e Oscar Osorio nel 1948. Quest'ultimo fu eletto alla carica di Presidente della Repubblica nel 1950; nonostante la sua elezione democratica e il suo cauto programma di riforme, gestì in maniera dittatoriale il paese. Lasciò la guida nel 1956 a J.M. Lemus, rovesciato nel 1960 da un colpo di stato, che favorì la creazione di una giunta militare. La reazione politica fu la formazione di un partito di opposizione; il candidato sostenuto fu José Napoleon Duarte, democristiano. Questa situazione già instabile e pericolosa, si fece decisamente tragica dopo le elezioni tenutesi nel 1972, che portarono al governo il candidato governativo scelto dai militari, il colonnello Molina. Cinque anni dopo fu eletto nuovamente il candidato governativo, stavolta il generale Romero, il quale con il suo frequente uso della forza e della repressione mossero verso la lotta armata gli oppositori, che lo destituirono nell'ottobre 1979 con un altro colpo di stato, questa volta riuscito. La nuova giunta creatasi fu mista, poiché formata da militari e civil; i civili abbandonarono la giunta meno alcuni democristiani, con a capo José Napoleon Duarte, che tenne in piedi la giunta stessa con i militari. L'opposizione si riunì nel Fronte democratico rivoluzionario, mentre il 12 dicembre 1980 Duarte divenne presidente. Il presidente chiese aiuto agli Stati Uniti, ottenendo il sostegno dell'allora presidente Ronald Reagan, che incitò Guatemala e Honduras a lottare contro i gruppi comunisti. La situazione peggiorò ulteriormente con la vittoria alle elezioni del 1982, boicottate dalla sinistra, del maggiore Roberto D'Aubuisson. Gli Stati Uniti entrarono in modo frequente e visibile nelle questioni interne del Salvador, favorendo il ritorno alla presidenza di Duarte nel 1984. Duarte comprese l'indispensabilità del dialogo con la guerriglia, e i colloqui ripresero con un importantissimo incontro a La Palma tra il premier e l'opposizione. La destra bloccò tutto in Parlamento. Quattro anni dopo la situazione precipitò quando vinse le elezioni amministrative D'Aubuisson, tra l'altro accusato dell'omicidio dell'arcivescovo Oscar Romero, e in più Duarte fu costretto a recarsi negli Stati Uniti per delle cure per le sue precarie condizioni di salute, lasciando La Democrazia Cristiana andò in crisi e lasciò libero spazio al partito di D'Aubuisson, l'ARENA, che si aggiudicò la vittoria col suo nuovo candidato Alfredo Cristiani, la guerriglia scatenò una terribile offensiva. Le trattative tuttavia ricominciarono a Ginevra nel 1990 e l'anno dopo fu finalmente ammessa anche l'opposizione alle elezioni presidenziali. Vinse Cristiani, il quale continuò sulla strada del dialogo, anche perché il paese era stufo di un conflitto civile che era costato almeno 80.000 vite umane. Il 1º gennaio 1992 terminò ufficialmente la guerra civile ad El Salvador.L'anno dopo provocò aspre polemiche la completa amnistia data ai membri dell'ARENA che durante il conflitto interno commisero atrocità e abusi. Dopo la guerra tale partito è sempre uscito vincitore alle urne e così è stato anche alle ultime elezioni, avutesi nel 2004, che hanno decretato la vittoria netta del candidato Elìas Antonio Saca.


http://www.blogger.com/www.normanquijanoalcalde.com

Monday, November 24, 2008

ELEZIONI IN VENEZUELA




Nelle elezioni regionali di domenica, il partito del presidente Hugo Chavez ha vinto la maggioranza delle regioni (secondo i dati provvisori, 17 dei 22 Stati) ma l’opposizione si è portata a casa le due principali regioni di Zulia e Miranda, le più popolose del Paese, si è imposta anche nell’area metropolitano di Caracas. Zulia e Miranda sono considerati i più importanti Stati del Paese, per il peso economico, per quello demografico (6,6 milioni di abitanti, sui 28 milioni complessivi) e per la loro posizione strategica. L’area metropolitana di Caracas, anch’essa strappata al partito di Chavez. Imponente la partecipazione elettorale, secondo il Consiglio elettorale nazionale (Cne) la partecipazione al voto è stata del 65,45%, che rappresenta il tasso di partecipazione più alto degli ultimi anni a elezioni regionali. Nello Stato di Barinas, che ha un significato politico particolare perchè è quello originario di Chavez, ha vinto suo fratello Adan Chavez, con il 49,63% dei voti, contro Julio Cesar Reyes, attuale sindaco della città, ex membro della coalizione pro Chavez. Oltre 17 milioni di persone erano chiamate a eleggere 22 governatori , 328 sindaci e centinaia di consiglieri regionali e municipali. La “Alleanza Patriottica”, il raggruppamento guidato dal “Partito socialista unito del Venezuela” (PSUV) di Hugo Chavez, ha vinto. Il presidente rimane il politico più popolare del Paese.



Manuel Rosales diventa sindaco di Maracaibo, Rosales guida “Nuova Era” e potrebbe ricompattare le forze socialdemocratiche, liberali e repubblicane, conservatrici ma non reazionarie, in vista delle future presidenziali. Il sindaco si è presentato come il paladino della innovazione e della libertà, di un socialismo alternativo. Nello stato di Miranda vince l'opposizione , grazie all’affermazione di Henrique Capriles, un esponente della dissidenza antichavista riunita attorno al “Club dei prigionieri” politici.

Negli ultimi mesi la popolarità di Chavez era scesa dal 57 al 46 per cento ,così, per fronteggiare l’emorragia di consenso, il presidente ha attraversato con furia il Paese per screditare i suoi avversari. Ha minacciato di tagliare i fondi agli stati ribelli, messo la museruola alla fronda, cancellato dalle liste elettorali centinaia di avversari politici (le “interdizioni”). Nel frattempo favoriva la sua cricca, come il fratello Adan.

Saturday, November 22, 2008

AUBRY VINCE


Il sindaco di Lille, Martin Aubry, ha sconfitto Segolene Royal e ha conquistato la guida del malconcio Partito socialista francese.Ha ottenuto il 50,02 per cento delle preferenze nelle primarie del partito contro il 48,98 per cento della 55enne ex candidata alla presidenza. Il primo segretario uscente, Francois Hollande, ha fatto sapere che convocherà nei prossimi giorni i dirigenti del partito per esaminare i risultati e convalidarli. La contestazione dell’esito del voto rischia di far sprofondare il partito socialista in una crisi ancora più profonda di quella attraversata negli ultimi mesi. Jean-Pierre Mignard, avvocato della ex candidata all'Eliseo, ha invocato un nuovo scrutinio a causa di molteplici contestazioni e iregolarità, una mossa che sembra aver sancito anche sul piano legale la lacerazione del partito, la sua spaccatura esattamente a metà





Martine Aubry, nata Martine Delors a Parigi, 8 agosto 1950. Figlia di Jacques Delors, ha deciso di conservare il cognome del primo marito, anche dopo il divorzio. Ha frequentato scuole cattoliche ed in seguito l'Istituto di studi politici di Parigi dove si è diplomata nel 1972 prima di essere ammessa alla prestigiosa École nationale d'administration. In seguito lavora come dirigente al ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e al Consiglio di Stato dal 1991 al marzo 1993 è ministro del Lavoro e della Formazione professionale nei governi di Edith Cresson e Pierre Bérégovoy.E' eletta deputato all'Assemblée Nationale nel 1997.
Nel giugno 1997 è nominata ministro del Lavoro e della Solidarietà nel governo di Lionel Jospin, fa varare una legge che riduce l'orario di lavoro a 35 ore settimanali. Si dimette nell'ottobre 2000 per partecipare alle elezioni amministrative del marzo 2001, in cui è eletta sindaco di Lilla.

Tuesday, November 18, 2008

LA CRISI DEI SOCIALISTI




Il Partito socialista francese all'opposizione non è riuscito oggi a scegliersi un nuovo leader, che si contrapponga al presidente della Repubblica Nicolas Sarkozy, in un congresso segnato da lacerazioni e risentimenti. Il congresso avrebbe dovuto scegliere la linea politica e sanare le dispute interne che hanno paralizzato i socialisti come forza d'opposizione, da quando Segolene Royal li ha portati alla terza sconfitta elettorale di fila, contro Sarkozy, 18 mesi fa. La Royal vorrebbe ancora guidare la riscossa dei socialisti, ma i suoi rivali interni, che la incolpano per la sconfitta alle presidenziali, hanno rifiutato la sua leadership al congresso. Il suo discorso di ieri al congresso ha portato mezza sala ad acclamarla in piedi, mentre l'altra metà la fischiava.Come primo passo per rinnovare la leadership, i membri del partito hanno votato la scorsa settimana su delle "mozioni" concorrenti.
La mozione della Royal è stata la più votata con poco meno del 30%, quella del sindaco di Parigi, Bertrand Delanoe ha attenuto il 25%, così come la mozione di Martin Aubry, l'ex ministro conosciuta per essere stata l'artefice della legge sulle 35 ore di lavoro. Benoit Hamon, il leader più giovane, della sinistra del partito, ha preso il 19%. Delanoe, Aubry ed Hamon sono uniti soltanto dall'avversione per la Royal, ma non riescono a decidere chi di loro debba affrontarla per la direzione del partito.
Alla fine un voto ci sarà, previsto per giovedì, quando gli iscritti dovranno scegliere tra Royal, Aubry e Hamon, dato che lo scoraggiato Delanoe ha gettato la spugna. Principale punto di frizione tra la Royal e gli altri è se fare un'alleanza con i centristi per le elezioni presidenziali del 2012 e se abbassare il contributo per iscriversi al partito.
Royal è favorevole ad entrambe le cose, ma i suoi rivali sostengono che il partito debba rimanere ancorato a sinistra e che una tessera meno cara contribuirebbe ad indebolirne l'identità. Per vincere sara' necessario ottenere la maggioranza assoluta dei voti, e Segolene spera che la 'gente delle primarie' non la tradisca. Il sindaco di Parigi, Bertrand Delanoe invita i militanti socialisti a dare il loro voto a Martine Aubry nella scelta del primo segretario del Partito socialista. (reuters)





Il PS è stato fondato nel 1969 dalla fusione di tre formazioni politiche:Sezione Francese dell'Internazionale Operaia ,Unione dei club per il rinnovamento della sinistra, Unione dei gruppi e club socialisti .Nel 1981 il PS vinse sia le presidenziali (Mitterrand) che le politiche, mettendo fine a 23 anni di dominazione della destra. Segretario del Partito divenne Lionel Jospin. Il governo socialista disegnò un ambizioso e innovativo programma economico-sociale, realizzò importanti riforme, come quella che aboliva definitivamente la pena di morte. A partire dal 1983 il governo Mauroy dovette cambiare completamente la sua politica per una gestione più rigorosa delle spese publiche, provocando le dimissioni dei ministri comunisti e la fine del sostegno del PCF al governo. Inseguito, il PS subì numerose sconfitte elettorali consecutive, che provocarono nel 1984 le dimissioni di Pierre Mauroy, sostituito da Laurent Fabius. L'aggravarsi della crisi economica e della disoccupazione provocò come previsto da tempo la sconfitta del Partito Socialista e la vittoria dei partiti di centrodestra Unione per la Democrazia Francese (UDF, liberale) e Raggruppamento per la Repubblica (RPR, post-gollista), alle elezioni politiche del 1986. In conseguenza, Mitterrand nominò il presidente dell'RPR Jacques Chirac primo ministo. Nel 1988 Mitterrand fu rieletto presidente col 54 % dei voti contro Jacques Chirac e il PS ottenne una maggioranza relativa alle elezione politiche tenutesi poco dopo. Mitterrand decise di promuovere una politica di "apertura" a centristi e personalità apolitiche. Il 1993 per il PS fu un anno drammatico. Il centrodestra vinse le legislative, il PS passò da 258 a soli 54 seggi, e il suo risultato elettorale passò dal 34 % al 17 %, minimo storico. Per le elezioni presidenziali del 1995 divenne candidato del PS Lionel Jospin, che inaspettatamente riuscì a arrivare per primo al primo turno, sorpassando i due candidati del centrodestra Jacques Chirac e Édouard Balladur. Al secondo turno, Jospin fu sconfitto da Chirac con 47% dei voti. Jospin, eletto segretario, riaprì la collaborazione con comunisti, verdi e radicali di sinistra formando la cosiddetta "Sinistra plurale". Nel 1997, Jospin portò il PS a conquistare il 24% dei consensi ed il 43% dei seggi (250) e diventò Primo Ministro di un governo sostenuto anche dal PCF (36 seggi) e dal gruppo "Radicali, Cittadini e Verdi" (PRG, MRC e Verdi; 33 seggi). Si venne, così, a determinare il fenomeno della coabitazione, un governo di sinistra ed un Presidente della Repubblica di destra, il gaullista Chirac. François Hollande si avvicendò alla guida del partito. Alle presidenziali del 2002, il PS candidò Jospin, Jacques Chirac, sostenuto dai partiti che avrebbero dato vita all'Unione per un Movimento Popolare, ottenne il 19,88% dei voti, secondo arrivò a sorpresa il nazionalista Le Pen (Fronte nazionale) (16,8%), che superò di appena lo 0,7% proprio Jospin.

La Royal condusse una campagna elettorale particolarmente mediatica, nel tentativo di scrollarsi di dosso l'idea di "socialista statalista". L'UMP candidò il ministro degli interni Sarkozy, che non faceva mistero di porsi come un gaullista conservatore, particolarmente attento al tema della sicurezza e dell'identità nazionale. L'UDF ripresentò il proprio segretario Bayrou, mente FN ricandidò Le Pen. La sinistra comunista ed ecologista si presentò con sei candidati, anche se questa scelta alle presidenziali precedenti aveva favorito l'ingresso al ballottaggio di Le Pen. Al primo turno prevalsero Sarkozy (31,18%) e la Royal (25,87%). Le Pen si fermò al 10,44%, con un calo, rispetto alle presidenziali precedenti, del 6,2%. Vera sorpresa fu il candidato dell'UDF, il centrista Bayrou, che conquistò il 18,5% dei voti. La sinistra estrema (trotskisti, comunisti ed ecologisti) ottenne il 10% dei consensi e garantì il proprio sostegno alla candidata socialista. Altrettanto fecero i candidati tradizionalisti Nihous e De Villiers (in tutto 3,3%) verso Sarkozy. Decisivi risultarono i voti dei nazionalisti e dei moderati. Il risultato delle presidenziali, se da un lato riproposero il PS come la forza prevalente della sinistra francese, l'unica possibile alternativa ai conservatori, dall'altro palesavano la difficoltà per i socialisti di conquistare il voto centrista, necessario per vincere